SerendipitàIl giro del mondo in ottant'anni |
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sabato, 10 giugno 2006 Perdonatemi padre perché ho peccato Scappo, mi nascondo e se vengo sorpreso mi blocco in mezzo alla strada come un animale abbagliato dai fari di una macchina, immobile come una statua di sale spero nell'invisibilità e soprattutto nella buona sorte. Sono più le volte che rimango fermo con le quattro frecce accese a fissare lo spartitraffico di un bivio che le volte che viaggio spedito. Mi viene in mente il titolo di un libro: “i quasi adatti” di Peter Hoeg. I "quasi adatti" sono gli allievi di una scuola sperimentale di Copenaghen che attua uno speciale programma di "reinserimento", sono adolescenti a cui un trauma infantile impedisce "stabili" relazioni affettive e una "corretta" percezione della realtà. Quella scuola è per loro l'ultima chance di un futuro accettabile. Ci sono parole e frasi che s'incastrano al posto giusto al momento giusto come una rotella in un ingranaggio di precisione, assumono magari tutt'altro significato, si plasmano e modellano rigirate nella mente sino a divenire il tassello giusto del puzzle della nostra vita. Sono un quasi adatto, lo so da tempo, da quando ho letto quella definizione in quel grigio libro, mancava tanto così perché tutto andasse per il meglio e invece mi sono... inceppato. Niente traumi infantili, non più della media almeno, una buona famiglia e tutto l'occorrente per farcela e invece qualcosa è andato storto chissà dove, chissà perché, chissà come, dapprima ho rallentato il passo e poi mi sono proprio seduto a gambe incrociate in mezzo alla strada a guardarmi perplesso intorno. C'è una punta di fanciullesca curiosità in questo mio osservare, a volte vorrei essere come le persone che mi sciamano a fianco, mi sorpassano, mi spintonano e strattonano spazientite dall'intralcio eppure so che non fa più per me. Mi vergogno per tutto quello che avrei potuto fare e non ho fatto, mi vergogno ma non mi pento, se una cosa ho capito è che la mia è tutt'altra strada. Ho sempre vissuto più fuori che dentro, il mio motto ricalca un vecchio proverbio taoista: “il saggio conosce tutto il mondo senza uscire dalla sua capanna”. Per conoscere me stesso non so se basterà una vita ma è un viaggio che vale la pena fare, ed è gratis. Perdonatemi padre perché ho peccato A volte ritornano: i ricordi, come ospiti inattesi che lasciano di stucco. Tornano sotto forma di tracce. Qualche tempo fa ha iniziato ad arrivarmi una newsletter di un sito di giochi on line che frequentavo anni fa, ho tentato in tutti i modi di disiscrivermi ma non c'è stato verso puntuale arrivava una nuova email, doppia, giusto per rincarare la dose e la beffa. Ora so che è iniziato da lì il nuovo sbarco di ricordi clandestini, passo passo ho ripercorso le tracce, con un po' di palpitazione e qualche farfalla nella pancia ma anche qualche sorriso ho dato asilo agli esuli ricordi senza terra. Senza terra perché consciamente o inconsciamente cerco sempre di cancellare il passato nell'illusoria speranza di ricominciare senza... di me. Sono io soprattutto quando sbaglio. Formatto maldestramente un hard disk e perdo tutti i dati, installo un nuovo sistema operativo di linux e pasticcio cancellando tutto, il telefonino decide di passare a miglior vita e io cambio numero e gestore di telefonia senza dare il nuovo numero perché me ne dimentico e perché “tanto non mi chiama nessuno e tanto quando li chiamo io li avverto”. Insomma provo a fare il “desaparesido” maldestro e mi arriva una cosa tanto impalpabile e immateriale come un'email a ricordarmi che è ancora tutto lì. Strano a dirsi ma proprio gli indirizzi email hanno retto l'urto del tempo e dei miei maldestri colpi di spugna meglio di tante altre cose. Sono ancora vivi e vegeti e godono di buona salute: il primo indirizzo fatto in assoluto dedicato a un re persiano “dopo di cui ci fu il caos”, idea che mi deliziò quando lo feci e ovviamente il più importante quello legato a un avventuriero dagli occhi di ghiaccio con cui tra le tante cose giocavo di ruolo. Sono gli unici due indirizzi di posta con un'anima e una storia e sono rimasti a ricordami che c'è ancora tutto, nel bene e nel male e meno male. Perdonatemi padre perché ho peccato Ci sono ancora anch'io e sbaglio, cado, mi rialzo e smadonno e poi quando mi passa rido. Perdonatemi padre perché ho peccato Perché di perdono c'è un gran bisogno, peccato o no. Scritto da pennapiuma |
18:33 | commenti (10)
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