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Il Piccolo Principe
di Antoine de Saint-Exupéry





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lunedì, 05 dicembre 2005
 
Io: “Ti ho spedito un'e-mail con la strada per arrivare al monastero zen.”
Giggi: “Il computer è rotto.”
Io: “Mm...”
...
Io: “Hai guardato la strada per il monastero zen che ti ho stampato?”
Giggi: “No, ma ho chiesto a un amico mio che è bravissimo.”
Io: “Mm...”
...
Giggi: “Tieni un po' i fogli con la strada che controlliamo mentre andiamo.”
Io: “Mm...”
...
Dopo aver praticato un'ora in palestra ci cambiamo e facciamo la doccia come due tarantolati epilettici per fiondarci poi in macchina diretti al monastero zen, abbiamo un patrimonio di quaranta minuti circa per arrivare in orario, la strada è però un incognita, il traffico anche.
Usciamo dalla viuzza della palestra e ci incolonniamo in un serpentone lucente e rumoroso, fermo.
Io perdo la parola, odio arrivare in ritardo.
“Che c'hai?”
“Speriamo di arrivare in tempo.”
Giggi prontamente appena balugina il verde del semaforo scatta in modalità guida schietta ed efficace facendo lo slalom su due ruote tra tram, autobus e ignari pendolari, farlo con la sirena sarebbe da dilettanti.
Niente di meglio di un inseguimento per acconciarsi spiritualmente alla meditazione.
Strada facendo Giggi cita una strada, io cartina alla mano un'altra ma riusciamo a sbagliare una sola volta, tanto per non strafare.
“Te l'ho detto che il mio amico era fenomenale.”
“Mm...”, meglio che stia zitto la strada era praticamente dritta e la volta che abbiamo sbagliato ho detto io di svoltare.
Arriviamo in orario, la strada è quella il numero civico... non c'è.
Passiamo e ripassiamo, in cerca di parcheggio e di numero civico, niente numero civico ma riusciamo a posteggiare.
A piedi magari saremo più fortunati col numero civico, la dea bendata ci bacia al secondo tentativo.
Siamo praticamente in orario, entriamo nell'androne di un condominio sino a un giardino interno che porta all'entrata del monastero.
Bisogna togliersi le scarpe prima di entrare lo realizzo guardando dubbioso una rastrelliera strapiena di calzature che fa il paio con una pedana in legno, fuori vicini vicini a un giardino zen di ghiaccio, nel senso che è ghiacciato visto che siamo molto vicini allo zero.
Entriamo come due simpatici pinguini e ci accoglie uno strano figuro seduto sui talloni su un'immancabile rialzo in legno scuro di fianco a un tavolino per pigmei, sorride e si inchina giungendo le mani, resisto stoicamente alla tentazione di balzare in avanti agguantare le mani giunte e scandire un perentorio: “PIACERE COLOMBO!”, ripiego su un più morigerato: “buona sera.”
Silenzio.
Ora... io vengo da un mondo chiassoso e frenetico, su due ruote e coi piedi a cui mancano dei bastoncini di legno per sembrare una nuova versione dei Magnum algida e qualcuno vestito e seduto in maniera eccentrica mi sorride e tace, e per di più ho un asciugamano sotto il braccio,  appena il sorriso stempera e affiora un po' di imbarazzo nel guardare il sottoscritto in versione statua di sale e gli occhi sembrano comunicarmi un muto e tenero: “dottò... agge a campà...” quello che inquadro come il segretario mi diventa di botto simpatico.
Interviene Giggi che s'affretta a chiarire chi siamo e cosa vorremmo fare, per l'iscrizione bisogna aspettare un'altra persona, intanto altra gente chiaramente più informata ci passa avanti e sale le scale e fa cose che sembrano avere un senso, per loro, o quantomeno fingono in maniera credibile.
Tutti sorridono e s'inchinano, io mi perplimo, in silenzio, in maniera molto composta, l'esuberante Giggi morde il freno e non trova traccia di consapevolezza nei miei occhi riguardo a ciò che ci circonda, siamo solidali ma assolutamente spersi.
Non abbiamo ancora capito a cosa serva l'asciugamano ma possiamo andare a cambiarci di sopra, posiamo il giubbotto e ridiscendiamo a fare l'iscrizione, sempre con l'asciugamano sotto braccio, diventa un punto d'onore non chiedere a cosa serva.
Dopo una sempre meno fiduciosa attesa grazie all'intervento di una signora vestita nel medesimo modo eccentrico, che a furia di fissare inquadro come una sorta di kimono con  davanti un bavaglino con le tasche, riusciamo ad iscriverci compilando al volo un modulo, il resto potremo farlo dopo, ora possiamo salire, o meglio risalire.
Non siamo più tanto in orario.
Tutti intorno a noi sorridono, salutano inchinandosi, pochi bisbigliano, tutti sanno cosa fare, tranne noi.
Al primo tentativo capiamo che nella sala di meditazione non si entra con le calze.
Al secondo che il marsupio che tutti e due portiamo non si può portare e mettere da qualche parte dentro.
Al terzo tentativo capiamo che neanche nella sala di meditazione serve l'asciugamano.
In tutto questo su e giù, avanti e indietro cerchiamo di sbirciare dalle porte scorrevoli dentro la sala di meditazione, infruttuosamente.
Giggi entra, io sono troppo concentrato a rompere un ometto di legno nello spogliatoio, impegno fruttuoso, sentendomi terribilmente colpevole infine anch'io m'incammino.
Sono solo.
La sessione di meditazione è già iniziata, la sala è buia, sono praticamente l'ultimo e non ho la più pallida idea di cosa fare e non ho nemmeno più il mio fido asciugamano sotto braccio.
Imito la persona che entra prima di me abbozzando inchino-saluto a mani giunte, più nascondendo la faccia dietro le mani in realtà, si presenta un piccolo ma davvero piccolo problema, la persona davanti a me è scomparsa, è buio pesto, sono tutti seduti in file che si danno le spalle e fissano due pareti bianche, è libero un corridoio centrale, per il passaggio, forse, intravedo molto vagamente un altare con un'unica candela accesa, penso molto seriamente se gettarmi in ginocchio di fronte a non so quale buddha esclamando con sincera contrizione: “io non volevo...”, solo che è troppo buio per essere sicuro di arrivarci incolume.
Sento allegramente spumeggiarmi dentro l'apprensione, alla fine scorgo un cuscino rotondo da meditazione libero, a capo chino, no non per reverenza ma per non farmi identificare, mi avvicino e cerco di sedermi senza sembrare Fantozzi che si siede sul puff.
Ho un cuscino, ho davanti un muro bianco e nessuno mi ha ancora sgridato, sono molto soddisfatto di me.

Scritto da pennapiuma | 00:15 | commenti (6)