SerendipitàIl giro del mondo in ottant'anni |
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lunedì, 31 maggio 2004 Stamattina dovevo andare all'ACI a pagare il bollo per la macchina.
Parcheggio davanti all'ufficio dell'ACI, è un vezzo che da anni riesco a permettermi tra lo sbigottimento degli astanti, pura e semplice fortuna, i posteggi sono pochi e in genere sempre occupati, io ne ho bisogno uno solo e una sola volta all'anno e puntualmente uno è libero. Mi avvicino al crocchio di persone, rigorosamente sparpagliate e che puntellano colonne e muri, sfoggio il mio miglior sorriso, non un granché invero la mattina, anche gli occhiali da sole senza che ci fosse sole forse non giovavano all'insieme, auguro un buongiorno a tutti e chiedo chi è l'ultimo della fila. Di undici persone ha parlato solo una signora di mezza età, gli altri mi hanno rivolto sguardi vacui, la signora molto gentilmente mi ha detto che era quasi sicura d'essere la penultima. Per la gentilezza e la confidenza che mi ha rivolto gli altri hanno deciso all'unanimità che fosse l'ultima, tacitamente, semplicemente quando ha aperto l'ufficio le sono sfilati davanti in processione precedendola. Solito ordine sparso dentro, solito capo ufficio che vedendo la fila ha chiesto se erano tutti in coda per pagare il bollo, un simpatico vecchietto ha risposto ad alta voce in dialetto: "eh certo, oggi è l'ultimo giorno", un genio assoluto, l'ho grandemente apprezzato. La coda all'ufficio ACI è per me un laboratorio sociologico permanente sul comportamento degli italiani. L'ufficio apre alle nove di mattina, io sono arrivato alle nove meno cinque minuti ed ero preceduto da undici persone, alle nove e cinque minuti le persone in coda alle mie spalle erano una ventina, una signora è arrivata trafelata alle nove e mezzo, mentre io me ne andavo, informando tutti i presenti, e anche qualche condomino all'intorno dato il tono di voce da opera lirica, che era convintissima che l'ufficio aprisse alle nove e mezzo e che si era trattenuta appositamente sino a quel momento. Ho imparato che arrivare troppo presto non paga in termini di tempo risparmiato, il tempo risparmiato nella coda è uguale a quello atteso per l'apertura dell'ufficio ACI, il grosso della fila si forma poco dopo che l'ufficio apre, io arrivo cinque minuti prima e in mezzora mi sbrigo sempre. La coda è serpeggiante tendente al caotico e si delinea solo all'apertura dell'ufficio, prima è un assembramento spontaneo, più la fila si allontana dallo sportello e meno è possibile delinearne la forma e tantomeno l'ordine di precedenza. L'impiegata allo sportello apostrofava l'avventore corrente sempre con uno squillante buongiorno, che andava vieppiù calando, sempre seguito da un leonino sbadiglio, evidentemente era una prassi consolidata. Oltre alla cifra da pagare la signorina faceva sempre notare, con voce anch'essa sempre in calando, che con solo un euro in più si poteva avere la tessera ACI, io non riesco a non associare un socio ACI al personaggio del pignolo e logorroico Furio interpretato da Carlo Verdone nel film "Bianco, rosso e verdone". Quando è venuto il mio turno ho risposto al buongiorno dell'impiegata, che ormai aveva perso convinzione, e ho chiesto di pagare con il bancomat, un lampo d'interesse ha accesso il bigio sguardo impiegatizio, per pagare con il bancomat bisogna fare la tessera ACI, tessera che con un sorriso ho porto alla signorina che ne ha controllata piccata la scadenza tornando nei ranghi, mia madre aveva a sua volta da poco pagato il bollo per l'auto, sempre con il bancomat e quindi aveva dovuto fare la tessera. Un po' mi è dispiaciuto, quest'anno se mia madre non mi avesse ricordato di avere già la tessera ACI, la "mia" l'avrei intestata a Bimbo Arturo, già pregustavo il momento, ma non c'è stato niente da fare, sia io che l'impiegata ci siamo dovuti rassegnare. Missione compiuta, se ne riparla l'anno prossimo. Scritto da pennapiuma |
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