SerendipitàIl giro del mondo in ottant'anni |
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martedì, 20 novembre 2007 Qualche mese fa hanno tagliato tutti gli alberi che costeggiavano la strada che porta alla stazione ferroviaria del mio paese, ci sono rimasto un bel po' male. Mi ha colpito come un pugno nello stomaco la repentinità e l'irrimediabilità dell'atto. Vado in stazione due o tre volte alla settimana, giorno dopo giorno ho seguito la prosecuzione degli eventi, che hanno iniziato ad ordinarsi. Tutto è principiato dai moncherini di quelli che erano magnifici alberi di cinquant'anni dal tronco di mezzo metro di diametro, tronchi e radici sono stati rimossi, è stato alzato un terrapieno a fianco della strada che costeggia una conca, il terreno guadagnato è stato battuto per fare spazio a una striscia di terra e un marciapiede delimitato da una ringhiera di legno. Qualche giorno fa nella striscia di terra brulla di fianco al marciapiede, per ora ancora di solo cemento, sono stati piantati degli alberelli di qualche anno, con un tronco di qualche centimetro. Mano a mano che proseguivano i lavori una domanda iniziava a formarsi nella mia testa finché non si è definita del tutto: non si potevano tenere e valorizzare quei vetusti e bei alberi? Alla fine ho capito che no, non si potevano salvare. Noi vogliano che le cose vadano proprio come le abbiamo pensate, desiderate, volute e progettate, il resto è solo intralcio. Lo voglio anch'io, anche quando magari la soluzione alternativa è lì a portata di mano, basterebbe solo uno sguardo aperto intorno, basterebbe piantarla di pensare che il sole giri intorno a me e accettare di essere sì solo una piccola parte di qualcosa di molto più grande, ma anche una parte essenziale di qualcosa di molto più bello. Le cose spesso non vanno come vogliamo, questo non vuol dire che vadano per forza male. In questa vita siamo ospiti, non padroni di casa, tant'è vero che prima o poi finiamo alla porta. Scritto da pennapiuma |
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