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Il Piccolo Principe
di Antoine de Saint-Exupéry





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venerdì, 29 settembre 2006
 
Sii gentile.
Sii gentile con gli automobilisti che parcheggiano in mezzo alla strada, anche se la via è stretta stretta come la cruna di un ago.
Sii gentile.
Sii gentile con gli automobilisti che sgasano davanti ai semafori rossi e si smarriscono quando diventano verdi.
Sii gentile.
Sii gentile con chi ti si incolla al paraurti posteriore e cerca di saltarti in macchina per farti compagnia.
Sii gentile.
Sii gentile con chi soffre di agorafobia e con la strada vuota sembra volerti prendere per mano per stare vicini vicini.
Sii gentile.
Sii gentile con chi non usa le frecce fidando nella telepatia e nella prontezza di riflessi degli altri.
Sii gentile.
Sii gentile con gli autoarticolati che si credono scooter.
Sii gentile.
Sii gentile con chi ti taglia la strada per mostrarti sul lunotto posteriore l'adesivo: “bimbo a bordo” o “tu corri? Io preferisco vivere”.
Sii gentile.
Sii gentile con i praticanti del parcheggio in seconda fila, anche se sono autoarticolati a rimorchio.
Sii gentile.
Sii gentile con le vecchiette munite di stampella e badante al seguito che ti si piazzano davanti e fanno da apripista scambiando una carreggiata per un marciapiede.
Sii gentile.
Sii gentile, non di quella gentilezza che richiede riconoscimento o gratitudine ma di quella che sembra un sorriso di solidarietà condivisa per i travagli di questo mondo.

Sono stato gentile, fino a 100 km/h è abbastanza facile, poi mi prende la trepidazione da gara e mi tocca rallentare per ritrovare una certa tranquillità.
Sono stato gentile in macchina, in compenso ho mandato al diavolo uno in palestra, ma la gentilezza in palestra non rientrava tra i fioretti giornalieri, altrimenti nei prossimi giorni non avrei niente da fare...

Scritto da pennapiuma | 10:54 | commenti (5)


giovedì, 28 settembre 2006
 
Faccio una cosa e penso a tutt'altro.
Mentre sto facendo un passo sto già pensando al prossimo e finisco per smarrire la strada, non so dove sto andando.
Quante volte mi ritrovo a fare una cosa e pensarne un'altra, come se fosse una prigione fare e pensare la stessa cosa nello stesso momento. Succede soprattutto nelle occupazioni ripetitive, metto il pilota automatico e veleggio altrove con la mente.
Quando mi riscuoto e ritorno al presente e presto attenzione riesco a trovare un senso in quello che sto facendo, una ricchezza che è sempre stata lì bastava solo prendersi la briga di buttarci un occhio, ma questo non basta a non farmi distrarre ancora e ancora.
Faccio, penso, mi perdo.

Devo arrivare da qui a lì, la questione non è arrivarci, è piuttosto cosa fare nel mezzo.
Devo andare a Milano in macchina, mezz'ora di strada.
Mezz'ora di vuoto.
Qualche giorno fa ho prestato attenzione a quanto sia nervoso, impaziente e irascibile alla guida.
Partirò un po' prima, questo non serve a darmi più tempo per arrivare in tranquillità quanto invece per togliermi l'ansia di fare presto e la preoccupazione di fare tardi, se mi concedo più tempo non c'è reale necessità di correre.
Non parto prima per andare piano, parto prima per non avere la scusa di correre.
Voglio andare piano piano però, la macchina corre già troppo, tutto sfreccia intorno, la strada davanti da divorare assorbe tutta l'attenzione.
Non accenderò la radio, nessuna distrazione, non perché non sia piacevole un sottofondo musicale ma perché può essere interessante anche solo guidare, non c'è bisogno di nessuno zuccherino aggiuntivo per passare il tempo.
Voglio concentrarmi sulla disponibilità verso gli altri guidatori, pensare e fare pratica di gentilezza.
Voglio fare attenzione alle mie reazioni abituali e volgerle al meglio sul nascere.
Gli altri guidatori hanno il mio stesso diritto di stare in strada, hanno il mio stesso diritto di arrivare a destinazione, nessuno ha più diritti o maggiore urgenza di qualcun altro, me compreso.
Voglio cercare di sentire e capire quello che mi si muove intorno, prevenendo le necessità di chi mi sta intorno e viaggia con me, un sorpasso, un cambio di carreggiata, un'immissione in strada.
Se viaggio meglio io questo va a vantaggi di tutti, il viaggiare meglio sta per essere più gentile e disponibile verso gli altri, non il contrario, non pretendo, do, almeno questa volta.
Mezz'ora di pieno.
Oggi riempio il bicchiere a metà.

Scritto da pennapiuma | 16:06 | commenti (3)


mercoledì, 27 settembre 2006
 
Ho spesso sassolini nella scarpa, alcuni mi trovano amabile e ritornano, altri ne arrivano di nuovi fiammanti forse per il passaparola.

I sassolini non vanno scalati, non sono vette innevate.
I sassolini non si guardano dall'alto in basso con soggezione, non si riesce a farlo nemmeno mettendosi pancia a terra e contorcendosi.
I sassolini non si saltano prendendo una lunga rincorsa perché si rischia una volta presa la rincorsa di non sapere più esattamente dove e cosa saltare.
I sassolini non si aggirano con fare guardingo, non sono grossi cani con molti denti.
I sassolini non si prendono a calci, si correrebbe il rischio di mancarli.
I sassolini per darsi un tono girano accompagnati.

Se la vita è una corsa ad ostacoli, i sassolini non sono ostacoli regolamentari né omologati a norma di legge karmica.
I sassolini possono essere animati anche senza avere spirito.
Voglio vedere che faccia fa il prossimo che mi indispone quando lo guardo dritto negli occhi e gli dico serio serio: “tu sei un sassolino”.
La mia socialità potrebbe risentirne, il mio umore migliorarne.
Il trucco non sta tanto nell'affrontare o risolvere i problemi quanto nel capirne l'assurdità.

Scritto da pennapiuma | 23:55 | commenti (3)


martedì, 26 settembre 2006
 
Cosa vorresti fare da grande?
Quello che faccio ora, con meno distrazioni.
Le “distrazioni” sono il sale della vita.
Sono solo rumore di fondo.
Sono occasioni di studio e pratica.
Come i moscerini che finiscono negli occhi.
Devi meditare ancora molto.
Se devo proprio stare seduto preferisco mangiare un bel tiramisù con poco liquore e molta crema.
Desiderio di gola.
Di pancia.
Vuoi sempre avere l'ultima parola.
Mica vero...

Scritto da pennapiuma | 15:26 | commenti (4)


lunedì, 25 settembre 2006
 
A volte mi capita di osservare i miei comportamenti e rimanerne basito, come quando succede di trovarsi coinvolti nostro malgrado in qualche situazione incresciosa di cui siamo involontari e forzati testimoni, siamo lì ma vorremmo essere altrove e finiamo per far finta di non esistere.
Stamattina ero in macchina e osservavo le mie reazioni di guidatore tutt'altro che conciliante, ne avevo per tutti, pioggia e nebbia facevano da giusta cornice.
I guidatori sono sempre di due categorie: imbranati a disagio con la guida che fondamentalmente non sono sicuri di avere il diritto di stare su una strada e tanto meno di averne la capacità, e i prepotenti che credono di essere in pista, che la strada sia loro e che gli altri vadano schivati come nei videogiochi.
Tendo decisamente verso la categoria dei prepotenti.
Se gli altri andavano troppo piano mi innervosivo perché mi costringevano a frenare per poi tornare ad accelerare, se premevano alle spalle me la prendevo perché la strada era bloccata e anche accendendo il Duomo di Milano nel mio specchietto retrovisore non si sarebbe comunque liberata.
Me la prendevo e nello stresso tempo guardavo con un sopracciglio alzato il profluvio di invettive ed esagerazioni che intervallavano la guida tanto da costringermi ogni tanto a dirmi: “non ti sembra di esagerare? Lo fai anche tu...”
Sono giunto a una sorta di tregua con me stesso stemperando l'animosità, ma il riflesso condizionato rimaneva con un occhio aperto.
Devo piantarla di guidare a cottimo, cosa particolarmente stupida, arrivare mezz'ora prima o mezz'ora dopo non mi cambia la vita, anche perché calcolo con abbondanza i tempi di percorrenza.
Mi piace l'idea di prendere in futuro la guida come un'ottima occasione per praticare la pazienza e la gentilezza.
Però certa gente dovrebbe andare a piedi, e non troppo lontana da casa...

Scritto da pennapiuma | 23:54 | commenti (5)


martedì, 19 settembre 2006
 
Via si va si va via.
Parto, vado via per qualche giorno, poi torno, forse.
Perché bisognerebbe sempre partire con l'idea di non tornare.
Perché siamo qui solo di passaggio.
Via si va si va via.

Scritto da pennapiuma | 15:55 | commenti (6)


lunedì, 18 settembre 2006
 
Paperetta di gomma

Stavo pensando alla filosofia pratica della paperetta di gomma.
Per quanta acqua ci sia lei resta sempre sopra, galleggia, ondeggia ma ritrova sempre l'equilibrio, si capovolge se i marosi sono troppo irruenti ma sembra più che altro una capriola divertita per poi tornare imperterrita a sedersi sul mondo.
Onore alla paperetta di gomma.

Scritto da pennapiuma | 15:18 | commenti (7)


domenica, 17 settembre 2006
 
Prendersi cura della propria salute è un po' come avere a che fare con un bambino capriccioso e impaziente, perché quando stiamo male vogliamo guarire S-U-B-I-T-O.
Ho il mal di schiena, che fa tanto mezza età, legato soprattutto all'allenamento nell'Aikido, capriole per aria con atterraggio più o meno morbido sulle materassine, zompi assortiti e proiezioni a terra in tutte le salse per poi rialzarsi velocemente non giovano alla schiena, mi consola il fatto che ce l'hanno un po' tutti in palestra, anche ragazzi ben più giovani di me, mi solleva moralmente ma non mi fa passare la lombalgia con un'opzione sulla sciatica che mi ritrovo sul groppone, in tutti i sensi.
Per un po' ho fatto finta di niente, idea non particolarmente brillante, poi ho iniziato a curarmi saltuariamente e ora cerco di farlo in maniera sistematica, a modo mio, come sempre.
Quattro pastiglie di artiglio del diavolo al giorno per disinfiammare, due al mattino e due alla sera, sali tissutali tre volte al giorno per i dolori muscolari, ginnastica e stretching mirati prima e dopo gli allenamenti, crema all'arnica come antidolorifico alla sera, Cristalloterapia e Reiki sulla parte sofferente per lenire il dolore.
E   A-L-L-O-R-A   Q-U-A-N-D-O   S-I   G-U-A-R-I-S-CE?
Ci vuol pazienza e dedizione, soprattutto se nel frattempo continuo ad allenarmi.
Questo prendere consapevolezza, volente o nolente, del mio malessere fisico mi ha portato a fare più attenzione a quello che faccio e a come lo faccio, perché se per prendere delle cattive abitudini si fa presto, poi per perderle e soprattutto per ovviare ai danni ci vuole molto più tempo e olio di gomito.
Mi son preso il bimbo capriccioso e impaziente sulle ginocchia e come un buon nonno gli ho spiegato che come tutte le cose di valore anche il benessere richiede il suo tempo.
Mi ha un po' spiazzato quando il pargolo mi ha chiesto: Q-U-A-N-T-O?   S-E-C-O-N-D-I   M-I-N-U-T-I   O-R-E   P-R-EG-O.
Mi sa che mi conviene aggiungere alla terapia anche un po' di massaggio zonale...

Scritto da pennapiuma | 20:30 | commenti (4)


sabato, 16 settembre 2006
 
A volte mi piacerebbe guardami con gli occhi degli altri, già mi specchio in loro, vedo come reagiscono ai miei umori e ai miei modi di fare, quello che non noto alla fonte mi diventa manifesto alla foce quando vedo la reazione che suscita intorno a me.
E' una presa di responsabilità rendersi conto di come increspiamo il mondo intorno a noi, nel bene e nel male.
Mi capita di essere più ricettivo nei riguardi degli altri che nei miei, soprattutto riguardo il mio comportamento, noto la risposta e mi rendo conto di quello che ho fatto.
Mi piacerebbe osservare quello che faccio e dico, senza partecipazione, come un osservatore neutrale e seguire con lo sguardo i cerchi che da ogni gesto e parola si allargano a tutto il mondo.
Mi piacerebbe anche rivivere certi eventi della mia vita nei panni delle altre persone che li hanno condivisi con me, vedere e capire l'altra metà della verità.
Perché?
Perché così non potrei più far finta di non sapere.

Scritto da pennapiuma | 16:32 | commenti (6)


venerdì, 15 settembre 2006
 
Il mio umore calza a pennello con questo tempo instabile e imprevedibile, incubi di notte cedono il posto a una disposizione plumbea di giorno.
Pare che il cielo però stia cercando di discolparsi, ha iniziato a piovigginare solo dopo che sono arrivato in stazione questo pomeriggio e ha smesso di diluviare poco prima che uscissi dalla palestra questa sera, l'inquilino del piano di sopra ci tiene a precisare che l'umor gelo che impera è un microclima tutto mio.
Domani devo fare una prova: corro fuori quando piove e vedo se smette, se è il caso poi gioco al SuperEnalotto.

Scritto da pennapiuma | 23:02 | commenti (3)


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