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Il Piccolo Principe
di Antoine de Saint-Exupéry





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giovedì, 31 agosto 2006
 
Scrivere come un pianista, senza soluzione di continuità, seguendo una melodia udibile solo nella testa.
Scrivere come correre in discesa con quell'esaltante sensazione di poter infrangere qualsiasi limite, con la mente che spumeggia e il petto gonfio.
Scrivere come buttarsi nel vuoto, non tuffarsi ma lasciarsi andare, in avanti e poi in volo.

bungee jumping

Ricordo la prima e ultima volta che ho fatto bungee jumping.
Erano i primordi di questo sport, se così si può chiamare, in un piazzale del nostro paesello c'era una gru con una piattaforma che arrivava a 50 metri d'altezza da cui ci si lanciava legati a un elastico, sotto la piattaforma come misura di sicurezza, poco rassicurante invero, c'era un grande materasso gonfiabile da stuntman o da vigili del fuoco americani, insomma un aggeggio sino a quel momento visto solo nei telefilm.
I curiosi si sprecavano, i coraggiosi scarseggiavano.
Io, mio padre, un amico di mio padre con il figlio adolescente, un mio cugino più vecchio guardavamo la gru e ci occhieggiavamo tra noi con la muta domanda sottesa: “vai tu? no, dai... vai tu!” Curiosi ma tutt'altro che convinti.
“Io vado”, non siamo mica qui a pettinar le bambole... e vado davvero, gli altri mi guardano poco convinti della mia sicurezza.
Prendo e vado, portafoglio alla mano, anche il coraggio è soggetto a tassa sul lusso.
Mi pesano per scegliere l'elastico adatto e mi danno le scarne indicazioni atte a preparami: quando la piattaforma arriva in alto aspetta che sia orientata nel verso giusto, quando ti diamo il via puoi andare, gambe unite, non lanciarti, allarga le braccia e lasciati cadere in avanti, quando arrivi a fine corsa dell'elastico raccogli le mani sulla nuca per attutire il colpo e resta fermo, non ti agitare appena smetti di oscillare ti caliamo sul materasso gonfiabile.
In alto, via, giù, credo di riuscire a ricordarlo anche in un momento di agitazione.
Tutti mi guardano, io non guardo nessuno, col cavolo che vi faccio vedere che me la sto facendo addosso.
Salgo sulla cabina e questa inizia a salire, lentamente, casualmente mi ricordo che soffro di vertigini e mi aggrappo, via via più convinto alla ringhiera che circonda la pedana che viene issata dalla gru, lentamente.
Stacco la spina dalla testa, arrivati in alto e orientati il ragazzo mi da il via, mi avvicino all'orlo allargo le braccia e mi lascio andare in avanti, senza pensare, ho in testa solo quello che devo fare e basta.
Come un sospiro scendo, cado, è un attimo e già sto intrecciando le dita dietro la nuca per attutire un colpo di frusta che in realtà non c'è, l'elastico ha un moto dolce, rallenta la caduta e singhiozza piano.
La caduta è un istante di niente, un istante d'aria.
Ricordo quell'allargare le braccia e lasciarmi andare in avanti, un lungo istante d'abbandono, senza fretta, come un sospiro di sollievo.
Ricordo d'essermi detto: non pensare e fai o non lo farai mai.
Ricordo le gambe molli quando tutto è finito.
Ricordo mio padre entusiasta, orgoglioso di me, che mi viene ad abbracciare e in un impeto di generosità mi rifonde il costo di questa piccola pazzia.
Ricordo che mi hanno chiesto se l'avevo già fatto, non ricordo chi e no non l'avevo mai fatto ma son bravo a fingere perizia.
Ricordo mio padre che dopo aver provato a sua volta il lancio ha detto che era come farsi una pera.
Ricordo il figlio adolescente dell'amico di mio padre che si teneva alla ringhiera della cabina e fintava di buttarsi più volte spaventato, facendo venire un attacco d'ansia a tutti, alla fine si è buttato davvero e siam tornati a respirare.
Ricordo mia nonna materna che quando è venuta a sapere quello che avevo fatto ha minacciato di diseredarmi se ci riprovavo.

Mi piace ricordare quell'abbraccio di mio padre, triste per me, perché ben poche volte mio padre mi è stato così vicino e orgoglioso di me, e sapere che è per una sciocchezza non fa bene, almeno per come sono fatto io e non fa nemmeno bene sapere che lui non l'ha mai capito come son fatto davvero, mi lascia un po' d'amaro in bocca, non mi ricordo di altri abbracci da parte sua.
Ma forse nessuno dei due si è mai davvero fatto avanti ed è la cosa più vicina alla verità che mi venga in mente.
Mi piace ricordare l'immobilità dell'incertezza quando nessuno si faceva avanti, tutti fermi e zitti che si guardavano intorno, il vuoto poi quando ho deciso di rompere l'indugio e andare per primo, mi piace pensare che forse nessuno l'avrebbe fatto davvero se non avessi fatto strada io, mi piace ricordare quell'euforia fanciullesca sul volto di mio padre e il suo manifestare in modo così marcato l'entusiasmo, eravamo tutti un po' su di giri.
Ho seriamente pensato di rifarlo.

Mia nonna era seria quando ha minacciato di diseredarmi almeno quanto lo fu quando mi disse prima di andare in vacanza negli Stati Uniti: “mi raccomando non drogarti”.

Scritto da pennapiuma | 16:17 | commenti (5)


mercoledì, 16 agosto 2006
 
Uggiallero uggiallà

Un bell'acquazzone scarica il cielo e i nervi, la pioggia costante accompagna discreta come un buon sottofondo musicale, rasserena e illanguidisce come una coperta passata sulle spalle, cielo grigio e pioggerella a sprazzi invece mi immalinconiscono, aprono la porta alle rievocazioni e allora mi prende un nodo al cuore e m'affanno a cercare orme nel mio passato scontrandomi immancabilmente con l'oblio con cui mi maschero.
Ho sempre avuto dei seri problemi con lo scorrere del tempo, io e il signor tempo ci siam sempre occhieggiati come conoscenti di vista senza mai osare salutarci però, in fondo non credo che ci siamo istintivamente molto simpatici.
Per me il tempo non scorre, è come un'estraneo sorpreso a fissarmi, lo guato a mia volta e alla fine abbassa lo sguardo e fa finta di far altro.



Non ho rimpianto del passato, non voglio tornare indietro a cambiare qualcosa, non rimpiango, mi struggo e mi vien da correr a perdifiato per cercare quelle poche e speciali persone che mi hanno guidato e accompagnato nella vita, stringere forte le loro mani e guardandole negli occhi dire: “non mi sono dimenticato, grazie... grazie davvero, per tutto, anche per quello che non ho capito al momento e magari nemmeno ora”. Perché mi mancano davvero e non mi manca il ricordo, mi manca il sapere che ci sono adesso, magari su un'altra strada ma che possiamo però tornare a intrecciarle quelle mulattiere di vita, in salita e tutte curve.



Non è vero che non ho memoria, in fondo non dimentico, oblio, e non è la stessa cosa, poi passo un mano sulla polvere e rammento, ma è memento di pancia e cuore, senza numeri.
E mentre mi prendeva quell'ansia di ricerca e si stringeva il groppo al cuore un pensiero m'è passato per la mente: cambia il tuo presente cambierai anche il tuo passato.
C'è un canuto oracolo in me che mi motteggia costantemente, deve essere lo stesso che part-time scrive i bigliettini dei baci perugina.

Scritto da pennapiuma | 18:00 | commenti (9)