SerendipitàIl giro del mondo in ottant'anni |
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Tracce Etellenie in Abitudini utente anonimo in Abitudini utente anonimo in Vite da vaso Etellenie in Vite da vaso Laanan in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso svariabile in Vite da vaso noriluna in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso Crocicchi ...alle ragazze dalle labbra rosa agrodolce §Vola solo chi osa farlo§ battitozero DIS ORDINI Il giorno dei perdenti a quanto pare c'è! io ballo da sola La Line(a) Curva piccolesfumature Attacca bottone Cammino oggi aprile 2008 marzo 2008 novembre 2007 agosto 2007 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 dicembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry
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giovedì, 30 giugno 2005 Cani di Fo dall'aspetto leonino vengono posti a coppie a guardia dei templi orientali. ![]() Per non essere da meno ci siamo attrezzati con un mastinetto di Fo ![]() ![]() ![]() e ... erano finiti i guardiani seri ... ![]() quindi abbiamo ripiegato su un ferocissimo Pitbull da divano. Scritto da pennapiuma |
17:46 | commenti (13)
mercoledì, 22 giugno 2005 ![]() Il lilium senza particolari cure diventa ogni anno più bello, mi piacerebbe poter dire la stessa cosa di me.
Stamattina mentre andavo a fare benzina ho incrociato un arzillo vecchietto abbigliato come cinquant'anni fa ma a cavallo di una mountain bike fosforescente. Scritto da pennapiuma |
11:41 | commenti (5)
martedì, 14 giugno 2005 Ieri mattina sono andato a votare, non c'era nessun pubblico ufficiale all'ingresso e i seggi sembravano un mercato dopo l'orario di chiusura, quando rimane solo qualche traccia in giro di quello che c'era solo poco prima e le poche persone rimaste s'affaccendano a riordinare le ultime cose.
Al seggio assegnatomi non mi hanno chiesto un documento d'identità, l'avevo già in mano. La signora che mi ha consegnato le schede per votare al ritorno dalla cabina mi ha chiesto gentilmente di aiutarla a imbucarle negli scatoloni, per poco non sono scoppiato a ridere, voto fai da te, in genere guai se ti avvicini alle urne, lo prendono come un affronto al ruolo istituzionale che stanno ricoprendo e un attentato alla legalità dello svolgimento del voto. Mi è piaciuto un bel po' quel tono minore, dimesso senza quell'ingessatura un po' pomposa che scioccamente sembra di rigore come accompagnamento alle occasioni ufficiali. Per raggiungere il quorum di validità di un referendum servono il 50% più uno degli aventi diritto al voto, in effetti uno è andato a votare... Non c'è bisogno di dire una seconda volta a un cittadino italiano di non andare a votare, ogni scusa è buona. Scritto da pennapiuma |
11:17 | commenti (2)
domenica, 12 giugno 2005 Da qualche settimana per andare ad allenarmi a Milano prendo il treno. Ormai affrancato dalla minore età, dalle scuole dell'obbligo, nonché auto munito il mio buon amico Giggi ha ben penato a convincermi a prendere il treno per non trovarci a Milano con due macchine. Giggi è tornato a lavorare a Milano e visto che già si trova lì per lavoro non ha senso tornare a casa a prendere me e nemmeno avrebbe senso trovarsi in due con due macchine in palestra per poi far la strada del ritorno in fila indiana uno dietro l'altro. Tutto molto ragionevole, ma io non sono ragionevole quando mi scombinano abitudini ormai consolidate e perdipiù un bel po' comode, Giggi mi passava a prendere e mi riportava a casa, una pacchia. Per non contare le consolidate remore mentali: il treno è per gli studenti prima e per i pendolari poi, talvolta è comodo per alcuni viaggi lunghi, come ho avuto modo di scoprire in seguito. Per sei anni sono andato a scuola a Lecco in treno, l'ultimo anno di medie e i cinque successivi di liceo, come studente universitario, questa volta nella direzione opposta: Milano, sono durato a stento sei mesi. Da allora ho usato ben di rado le ferrovie dello stato. Giggi, notoriamente un ariete in tutti i sensi, alla fine è riuscito a smuovermi e farmi realmente prendere in considerazione l'idea di verificare se fosse fattibile prendere il treno per poi trovarci in stazione a Milano e andare insieme in macchina in palestra. Ho subito scoperto che non solo è possibile ma è persino comodo, sia per orari che per tempi. *** Ho comprato uno zaino da montagna di dimensioni contenute, non a sacco ma che si apre con una cerniera come una valigia e vado in stazione a piedi. Mi piace. Mi piace fare una passeggiata di un paio di chilometri a passo spedito prima di andare in palestra. Mi piace arrivare in stazione con un anticipo di un quarto d'ora, timbrare il biglietto e sedermi con comodo a leggere aspettando il treno. Mi piace sedermi su una delle due panche di legno della prima delle due sale d'attesa, la stessa dove mi sedevo da studente, una stanza cambiata nell'aspetto e nell'atmosfera, forse per l'orario pomeridiano, ma rimasta immutata nelle panche di legno incise da generazioni di studenti e levigate e polite dall'uso. Mi piace lasciare che persone, rumori e avvicendamenti d'eventi mi passino accanto senza farmi levare lo sguardo dal libro eppur affiancandomi e facendomi compagnia, destando e assopendo l'attenzione. Mi piace tenere il libro in mano mentre aspetto che il treno si fermi per poi tornare a immergermi nella lettura appena mi siedo. Mi piace tenere lo zaino tra le gambe, vicino, ingombrante a ricordarmi che il viaggio sarà breve, poco più di mezz'ora. Mi piace il ritmo tranquillo del treno, costante, mai di fretta. Mi piace il treno quasi vuoto quando salgo. Mi piace sedere in uno dei due posti di fronte alla porta girevole di plastica rigida che da verso le uscite dai vagoni. Mi piace sedere nel sedile a fianco del finestrino, nel lato dove il sole occhieggia. Mi piace potermi ritagliare del tempo per leggere persino quando viaggio. Mi piace stare in due posti nello stesso tempo, né completamente nel libro né nella realtà, fare oscillare i due piatti della bilancia da una parte e dall'altra, come il dondolio del treno. Mi piace lanciare occhiate in tralice al finestrino e vedere il mondo scorrere tra macchie di colore e luoghi conosciuti o appena intuiti. Mi piacciono i radi passeggeri sin quasi all'arrivo in stazione a Milano, poche vite presenti che toccano appena la coscienza senza premerle contro. Mi piace che ci sia qualcuno ad aspettarmi in stazione al binario d'arrivo. Mi piace andare contro corrente per raggiungere Giggi e penso proprio che continuerò a farlo anche se ho capito dove potrei salire sul treno alla stazione di partenza per poi scendere più vicino. Mi piace vedere nel presente tracce del passato che non siano cicatrici. *** Una mano di vernice, qualche spostamento di mobilio e qualche cambiamento non sono riusciti davvero a intaccare la stazione del mio paese. La biglietteria al pomeriggio ora è chiusa da una tenda, apre solo al mattino, i biglietti si comprano al bar di fronte, un'enorme biglietteria automatica troneggia nel corridoio che porta da un lato alla biglietteria e dall'altro alle due sale d'attesa, è grossa come una cabina per fare le fototessere, meno amena di un distributore di bibite e snack e più aliena di un parchimetro. I viaggiatori sono perlopiù extracomunitari, non si possono più origliare con noncuranza le chiacchiere d'altri. E' tutto un po' cambiato e tutto un po' rimasto lo stesso, un po' come me. Scritto da pennapiuma |
11:38 | commenti (6)
martedì, 07 giugno 2005 Ho disertato così tanto il pc che ormai stentano ad arrivare persino e-mail di spam. Arturo sino a qualche tempo fa quando Karma giocava a pancia all'aria l'abbrancava e iniziava a fare il trenino, ora le salta addosso, le mordicchia l'orecchio, lo lecca e poi fa il trenino, sta imparando... Anche Karma salta addosso ad Arturo e fa il trenino... Sono le cose che non ci piacciono a insegnarci di più, ma questo non basta a farcele piacere. Forse la lezione da imparare è che le difficoltà non finiscono mai, ma può cambiare il modo di viverle come angherie. Non parlatemi di "sfide" trabocco già d'allergie. Betta, la mia pianta grassa, ha tre minuscoli fiori rosa in boccio. Se anche le piante "difficili" riescono a fiorire forse anche per me c'è ancora speranza. Scritto da pennapiuma |
10:53 | commenti (9)
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