Fiocca, o meglio ha ripreso a fioccare. Un bambino a bocca aperta, assorto a guardare fuori dalla grande finestra della sala una sconfinata discesa di batuffoli bianchi dal cielo che coprono piano piano tutta la terra sino a trasformarla in un lunare mondo di sogno, è così che nella memoria ho mantenuto la mia immagine di bambino quando nevicava. Pensavo che i fiocchi di neve fossero un esercito di cavalieri bianchi, una carica di cavalleria infinita e inarrestabile eppur gentile forse proprio perché così grande da non dovere usare la forza ma solo un immenso abbraccio. La neve copre tutto, senza distinzioni, tutto abbraccia e carezza con la stessa dolcezza, tutto placa. Erano così tanti quei cavalieri di bianco vestiti da suscitare una certa invidia persino in un bambino dotato di una generosa scorta di soldatini assortiti com'ero io. L'immaginarli dei cavalieri bianchi coesisteva pacificamente col sapere che erano in realtà fiocchi di neve. C'era un che di incompleto però nel quadro, una dissonanza che in fondo da bambino non m'infastidiva più di tanto, non erano cavalieri bianchi ma non erano nemmeno solo fiocchi di neve, non riuscivo a capire cosa mancasse ma il fascino ammaliante era indubbio e bastava. Allora come ora realtà e fantasia coesistono, forse un po' meno pacificamente ma sempre senza riuscire a prevalere l'una sull'altra e diventare forse complete o forse... sole. Sono qui eppure non sono solo qui, la nota stonata s'è fatta più dissonante e con più accanimento cerco di separare la realtà dalla fantasia, ovviamente senza successo, forse perché hanno lo stesso diritto d'esistere. Per tante strade ho cercato la perfezione, o in un certo senso la completezza, finendo tante volte per abbattermi e perdermi, ora tendo più a credere che vi sia più valore nell'infinitamente perfettibile che nella perfezione in se stessa, bellissima ma finita, adoro l'idea di qualcosa che possa essere migliorato, polito e levigato senza fine. Ci credo davvero ma metterlo in pratica è tutt'altra faccenda, ma è già una buona cosa l'aver cambiato direzione, quanto meno allo sguardo. Quando nevica l'altro posto in cui mi rifugio e vivo mi sembra più vicino, seduto proprio qui a fianco, sono uno spettatore eppure partecipo mettendo del mio in quello che vedo, sento e vivo. E' il silenzio che mi piace della neve, un silenzio ovattato e avvolgente, in qualche strano modo persino caldo, i fiocchi che cadono rallentano e fermano tutto, stemperano rumori, fretta e affanni e mi lasciano ancora a bocca aperta, assorto a vedere il cielo che si posa sulla terra. A volte mi capita nella vita di tutti i giorni che qualcosa faccia impennare la mia fantasia e m'affretti a staccare la spina con la realtà per vivere quell'inaspettato fiorire d'un altro mondo, poi torno con un che d'incompleto ch'incombe, eppure ne vale sempre la pena e sempre tornerò a correre via, magari prima o poi tornerò intero. Fiocca, fiocchi piccoli, preferisco quelli grossi e corposi che sembrano proprio batuffoli di cotone, però in fondo basta che fiocchi, io me ne sto qui buono buono pronto per un altro volo come un aeroplano di carta, sì, me ne sto qui buono buono che fuori è un brutto mondo.
Rivolto a mia madre che si stava amenamente fonando i capelli: "Arturo non entra dalla porta d'ingresso", ormai è cosa risaputa che il mastinetto entra in casa solo dalla porta finestra della cucina, "a chi assomiglia?", la mia era una battuta ma ovviamente mia madre è partita in quarta. "E' tutto te, sei tu in un'altra vita", mi sono reincarnato in un bulldog inglese e non lo sapevo, non ci si può distrarre un attimo. "Karma è tutta me, in un'altra vita", il cerchio si chiude. Dopo il giretto c'è il premio di un bel biscotto per i pargoli: "e adesso un bel biscottino!", io rivolto ai cani, "e a me?", mia madre rivolta a me. "Un bel biscotto anche a te?" Gira gente strana...