SerendipitàIl giro del mondo in ottant'anni |
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Tracce Etellenie in Abitudini utente anonimo in Abitudini utente anonimo in Vite da vaso Etellenie in Vite da vaso Laanan in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso svariabile in Vite da vaso noriluna in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso Crocicchi ...alle ragazze dalle labbra rosa agrodolce §Vola solo chi osa farlo§ battitozero DIS ORDINI Il giorno dei perdenti a quanto pare c'è! io ballo da sola La Line(a) Curva piccolesfumature Attacca bottone Cammino oggi aprile 2008 marzo 2008 novembre 2007 agosto 2007 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 dicembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry
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sabato, 30 agosto 2003 Dopo attenta e puntuale riflessione sono giunto a due conclusioni fondamentali. La madre di tutte le mie rabbie, passate e presenti, è la rabbia contro me stesso. I migliori mug per il tè sono quelli sottili. Prosit. ![]() Scritto da pennapiuma |
22:18 | commenti (8)
venerdì, 29 agosto 2003 ![]() Verde è il colore che associo all'armonia, all'essere in pace con ciò che ci circonda. Azzurro è il colore che associo alla serenità, all'essere in pace con se stessi. Sto bevendo dell'ottimo tè verde cinese in una tazza azzurra. Scritto da pennapiuma |
15:13 | commenti (13)
giovedì, 28 agosto 2003 Ho mandato in pensione la mia vecchia poltrona in pelle nera di extracomunitario, non era più politicamente corretta, sostituendola con uno sgabello ipertecnologico dell'Ikea, ma andiamo con ordine. Il bricolage è una cosa seria, astenersi perditempo. Nessuno che abbia comprato e montato qualcosa dell'Ikea può tornarci a cuor leggero. Dietro il sorriso beato di fronte alla fiera dell'inutile ma colorato si sarà sempre la consapevolezza dei mediocri risultati conseguiti una volta a casa. Nella mente resterà indelebilmente impressa la tua immagine, vista dall'altro, sudato, scarmigliato e preda del più nero sconforto, con scatolone aperto, pezzi sparsi ovunque, spiegazioni senza una parola di conforto, con sole figure, la cassetta degli attrezzi aperta e abbandonata perché non sai cosa usare e soprattutto per fare cosa. Il risultato finale è sempre e comunque una pallida imitazione del modello originale. Se sbagli, visto che i pezzi sono contati, o butti via tutto o vai in Svezia a comprare le viti in plastica necessarie al compimento dell'ardua opera d'ingegneria, nessuno mi convincerà mai che sia ingegneria “civile”. Ci vuole tempo e preparazione psicologica nonché fisica per cimentarsi in una visita all'Ikea. Devi partire con un'accettazione acritica dei seguenti assiomi: 1.Non acquisterai mai solo quello che sei andato a comprare, hai bisogno di più cose di quante non immagini, tutte indispensabili. 2.Sei più bravo di quello che credi nel fai da te. 3.Hai una memoria selettiva riguardo le esperienze passate. 4.Tu sai che per accendere una candela dell'Ikea servono un accendino e una brugola del cinque, ma lo dimenticherai appena varcata la soglia. Preparati e rassegnati allora ci si può cimentare nell'impresa. L'Ikea era presa d'assalto oggi, questo mi ha indotto a un comportamento quanto mai morigerato, avevo bisogno solo dello sgabello ipertecnologico che non fa venire il mal di schiena, a detta di un amico architetto di mio cugino, e solo quello ho preso, ignorando ostentatamente gente che entrava negli armadi, provava tutte le superficie piatte o morbide, concentrandosi su sedie, poltrone, sdraio, dondoli, letti, culle, per quanto adatte a neonati, sempre sostenendo imperterriti che erano comodissimi per quanto astruse fossero le posizioni assunte. Ho preso diligentemente metro di plastica, carta e matita, posto che vai, usanza che trovi. Ero serissimo e determinato. Lo sgabello non era nel settore e scaffale segnati al piano d'esposizione superiore, lo sgabello costava più del prezzo segnato sopra, cambiando di piano cambia prezzo, i colori erano scritti in svedese. Ho comprato lo sgabello ipertecnologico. Nel parcheggio ho visto entrare una Smart, cosa ci può venire a fare uno con una Smart all'Ikea? Compra le presine per la cucina? Mano a mano che tornavo a casa ho iniziato a sudare freddo al pensiero di ciò che mi attendeva. Arrivato ho aperto lo scatolone e ho trovato lo sgabello ipertecnologico già montato, l'ho abbracciato scompostamente e ho pianto, di sollievo e di felicità. Lo sto usando. Mi sta venendo il mal di schiena. Scritto da pennapiuma |
18:05 | commenti (13)
Ho preso tazza, piattino e cucchiaino e li ho posti accanto ai fornelli, ho sciacquato la caffettiera e l'ho asciugata con cura, ho riempito la parte sottostante di acqua sino a metà della valvola. Ho aperto la confezione di caffè Milani, ne ho accuratamente travasato la maggior parte, metà è finita nel lavandino, in un bel vaso di vetro a chiusura ermetica, che ho riposto nel frigorifero, assieme al pacchetto ripiegato con il caffè in eccesso che non ci stava nel vaso, rode eh? Non ci stava tutto nel vaso di vetro, sembrava a occhio, ma invece no. Ho riempito il filtro di caffè facendo bene attenzione a non pressarlo, altra cucchiaiata di caffè sul lavandino. Infine ho posizionato la moca sul fuoco, basso, gentile, fiamme blu su lucido e chiaro metallo, mancava solo il tramonto. Ho guardato l'acqua asciugarsi e sfrigolare sui lati della caffettiera, ho ascoltato il gorgoglio del caffè che saliva allegramente raccogliendosi nella parte superiore della moca, ho inspirato l'aroma, sorridendo, in effetti sa di miracolo che tu riesca a fare un caffè da solo. Il caffè era pronto, l'ho versato nella tazzina e sono andato in camera, posandolo poi a lato del computer, ammettilo volevi rimandare la prova del nove rinfanciullendoti davanti a uno schermo. In sottofondo la canzone di Pino Daniele “Napule è”, Napoli e il caffè sono legati indissolubilmente, procrastina, tanto prima o poi ti tocca berlo. Ed ecco il sublime momento dell'assaggio. Caffè... risveglio e tonico per mente e corpo. Caffè... bevanda leggendaria che dagli altopiani dell'Etiopia si è diffusa in tutto il mondo, hai fatto i compiti? Caffè... nero e forte, fragrante ed inebriante, geniale l'idea di non zuccherarlo, vero? Caffè... mazza che schifo. Scritto da pennapiuma |
10:47 | commenti (9)
mercoledì, 27 agosto 2003 ![]() Tutto è pronto. Il destino si fa manifesto. Il dado è tratto. Se Maometto non va alla montagna vuol dire che è al mare. La caffettiera l'avevo già comprata ed è in piena fase di assestamento. Ho comprato una tazzina con piattino con stampato un sacco traboccante di chicchi di caffè, il tema è molto indicato direi, un cucchiaino d'acciaio col manico rosso screziato e infine una confezione da 250 grammi di caffè Milani: “miscela di caffè per moka”. Volevo comprare una confezione di caffè al supermercato, nonostante il tè lo compri in un negozio di Milano ben più fornito di caffè che non di tè, non a caso si chiama la casa del caffè, era mia intenzione iniziare da un caffè più abbordabile per poi andare in crescendo come qualità. Così ho fatto con il tè, partendo dalle bustine del supermercato, passando poi alle lattine di tè sfuso per poi approdare ai vari tipi di tè sfuso che si trovano solo in negozi specializzati, così voglio fare con il caffè, credo sia un modo che paghi sulla lunga distanza, permettendo di affinare piano piano il gusto. Non ne capisco assolutamente niente di caffè, volutamente non mi sono informato, lo farò strada facendo, voglio iniziare con la pratica, cioè principiando a bere caffè con regolarità. Ho scelto il caffè Milani praticamente a caso, o a istinto, per dare meno l'idea della preferenza fortunosa. Sono indeciso se iniziare direttamente a berlo amaro o con un cucchiaino di zucchero, il tè lo bevo amaro, ed ha tutto un altro sapore non zuccherato, ma anche in questo caso lo zucchero l'ho eliminato lentamente, diminuendone via via la quantità sino a levarlo del tutto. Questi sì che sono problemi. Accetto ben volentieri consigli di ogni sorta su come preparare o bere un buon caffè. Scritto da pennapiuma |
19:29 | commenti (10)
Prima giunge l'aroma, poi il gorgoglio simile a un vecchio benevolmente brontolone, la valvola sul fianco lascia scivolare lacrime di contentezza che si asciugano sulle calde pareti di metallo, infine silenzio e volute di robusta fragranza. Caffè è buono, caffè è bello. Magari domani, per ora resta nella moca a sedimentare. Scritto da pennapiuma |
11:54 | commenti (3)
Ho ribaltato come un pedalino la mia stanza. Ogni tanto capita, più o meno cerco sempre di tenerla in ordine, in realtà più meno che più, ma a volte diventa davvero necessario una fonda pulizia. E' incredibile come si riformi istantaneamente la polvere appena tolta. Le stelle in cielo hanno un fioco lucore perché sono impolverate, non perché sono lontane, nello spazio siderale non ci sarà aria ma di certo c'è polvere, acari compresi. Ho preso l'abitudine dopo queste cicliche fatiche di Ercole di chiudere la stanza e accendere un bastoncino di incenso. ![]() Ho affumicato d'incenso la mia stanza. L'incenso ha un che di sacrale, aggiunge qualcosa al semplice nettare, consacra uno spazio, lo purifica e prepara per venire usato. Per un istante ho avuto l'irrazionale pensiero che mi sarebbe piaciuto affumicare la mia vita. In realtà questo è successo ieri sera, ma il signor Splider faceva i capricci. Scritto da pennapiuma |
10:20 | commenti (6)
martedì, 26 agosto 2003 Giornata di pensieri mal celati e mal sentiti. Giornata di respiri corti e denti stretti. Giornata di parole mal dette e mal ascoltate. Giornata d'orgoglio e pentimento. Ci sono giornate a cui si può chiedere solo una cosa: che finiscano in fretta. Rabbia e orgoglio ferito, braci sopite, ma solo nelle mie illusioni di pace riguadagnata. Un assalto all'arma bianca contro il nemico sbagliato, forse avrei dovuto cercare nello specchio con chi prendermela. E poi di nuovo in piedi a cercare qualcos'altro cui aggrapparmi, almeno per il momento, per oggi. Più mi guardo indietro e più vedo battaglie vinte e guerre perse, temo di non aver ancora capito le regole di questo tragico gioco. Ero alle scuole medie nel refettorio di un collegio arcivescovile, al tavolo con me un ragazzo, di cui ricordo a stento nome e fattezze, mi disse di mangiare prima le cose che non mi piacevano e lasciare alla fine la parte migliore. Quella cosa mi è restata e ha messo radici, da allora, da quelle parole dette da un compagno di classe che era poco più che uno sconosciuto, cerco sempre di disfarmi subito della parte peggiore e lasciare per ultima la parte migliore, ora come allora però capita che il boccone prelibato messo da parte nel frattempo si freddi. ![]() Oggi ho fatto la mia prima moca di caffè, una piccola moca in alluminio da una tazzina o poco più, non sono un estimatore del caffè, preferisco il tè, ma per curiosità voglio avvicinarmi a questa bevanda che sinora ho avuto poco modo di apprezzare. Lo spunto me l'ha dato una svendita di articoli al supermercato, tra le tante cose nei cestoni c'erano anche caffettiere di varie grandezze, ho preso la più piccola, un formato da casa delle bambole. Il caffè non l'ho bevuto, è ancora nella moca, per iniziare a darle sapore, come ben so dall'esperienza col tè, ci vuole tempo perché una teiera faccia un buon infuso, per analogia questo vale anche per una caffettiera. Il caffè resterà lì a tempo indeterminato, ho una moca, ma non sono ancora pronto ad usarla davvero, per ora la preparo, che sia pronta almeno lei. Scritto da pennapiuma |
01:22 | commenti (10)
domenica, 24 agosto 2003 Sole e pioggia, le gocce tamburellano sullo stretto tetto di lamiera, creando sotto i miei occhi zampilli di fontane diurne. E' tutto così chiaro, distinto, nitido. Schizzi raggiungono la veranda coperta, spruzzandomi la pelle nuda. Mi ha sempre stupito l'assistere a un acquazzone in pieno sole, è un contrasto di logica, d'apparenza e possibilità. Lo scroscio stempera, i colori sono ancora più vividi, lucidi e splendenti. Il gatto protesta miagolando la sua urgenza di attenzione e coccole, a costo di togliermi la penna di mano. Lo sgocciolio dall'angolo del telone che ombreggia la veranda si unisce al ticchettio delle ultime gocce di pioggia che dirada. I gatti prima smossi dall'imprevisto tornano ora a sbadigliare ed accoccolarsi, questa volta al riparo. Scritto da pennapiuma |
18:01 | commenti (7)
sabato, 23 agosto 2003 Non è normale che cresca del muschio nella terra di una pianta grassa. Non è normale che abbia deciso di chiamare quella pianta grassa “Betta”. E' vero che il suddetto aspirante cactus non si trova in un deserto, è vero che non sono normale io, quindi non vedo perché dovrebbe esserlo una mia pianta, ma queste sono solo attenuanti. Tutto ciò è preoccupante, mi piace. Scritto da pennapiuma |
14:59 | commenti (9)
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