SerendipitàIl giro del mondo in ottant'anni |
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Tracce Etellenie in Abitudini utente anonimo in Abitudini utente anonimo in Vite da vaso Etellenie in Vite da vaso Laanan in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso svariabile in Vite da vaso noriluna in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso utente anonimo in Vite da vaso Crocicchi ...alle ragazze dalle labbra rosa agrodolce §Vola solo chi osa farlo§ battitozero DIS ORDINI Il giorno dei perdenti a quanto pare c'è! io ballo da sola La Line(a) Curva piccolesfumature Attacca bottone Cammino oggi aprile 2008 marzo 2008 novembre 2007 agosto 2007 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 dicembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry
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lunedì, 21 aprile 2008 Per eliminare le cattive abitudini bisogna coltivare le buone abitudini. Mi piace questa idea, niente guerra di logoramento o disciplina ferrea, semplicemente deviare il corso delle nostre energie convogliandole da un'altra parte. Togliere importanza ed energia a ciò che non le merita e farne tesoro. Il problema sta nella cernita delle buone abitudini da coltivare, prima vanno scelte, poi messe alla prova e solo se danno davvero buoni frutti va fatto loro posto nella nostra vita. ![]() Sono in piena fase da castoro, faccio dighe, devio corsi, allago a caso. Scritto da pennapiuma |
23:40 | commenti (2)
lunedì, 31 marzo 2008 Tempo fa non appena compravo una pianta mi affrettavo a rinvasarla. Lo faccio ancora, con moderazione però. Ora le concedo qualche tempo per acclimatarsi, prender posto e poi se vedo che prospera l'incoraggio dandole nuovo spazio con un vaso più grande. Anche la grandezza del vaso è cambiata divenendo più morigerata, una sola misura in più. ![]() Bisogna che la vita ci vada un po' stretta prima di iniziare a guardarci intorno e soprattutto dentro per trovare il modo di allargarla di una misura in più. Scritto da pennapiuma |
01:10 | commenti (8)
martedì, 20 novembre 2007 Qualche mese fa hanno tagliato tutti gli alberi che costeggiavano la strada che porta alla stazione ferroviaria del mio paese, ci sono rimasto un bel po' male. Mi ha colpito come un pugno nello stomaco la repentinità e l'irrimediabilità dell'atto. Vado in stazione due o tre volte alla settimana, giorno dopo giorno ho seguito la prosecuzione degli eventi, che hanno iniziato ad ordinarsi. Tutto è principiato dai moncherini di quelli che erano magnifici alberi di cinquant'anni dal tronco di mezzo metro di diametro, tronchi e radici sono stati rimossi, è stato alzato un terrapieno a fianco della strada che costeggia una conca, il terreno guadagnato è stato battuto per fare spazio a una striscia di terra e un marciapiede delimitato da una ringhiera di legno. Qualche giorno fa nella striscia di terra brulla di fianco al marciapiede, per ora ancora di solo cemento, sono stati piantati degli alberelli di qualche anno, con un tronco di qualche centimetro. Mano a mano che proseguivano i lavori una domanda iniziava a formarsi nella mia testa finché non si è definita del tutto: non si potevano tenere e valorizzare quei vetusti e bei alberi? Alla fine ho capito che no, non si potevano salvare. Noi vogliano che le cose vadano proprio come le abbiamo pensate, desiderate, volute e progettate, il resto è solo intralcio. Lo voglio anch'io, anche quando magari la soluzione alternativa è lì a portata di mano, basterebbe solo uno sguardo aperto intorno, basterebbe piantarla di pensare che il sole giri intorno a me e accettare di essere sì solo una piccola parte di qualcosa di molto più grande, ma anche una parte essenziale di qualcosa di molto più bello. Le cose spesso non vanno come vogliamo, questo non vuol dire che vadano per forza male. In questa vita siamo ospiti, non padroni di casa, tant'è vero che prima o poi finiamo alla porta. Scritto da pennapiuma |
10:53 | commenti (8)
venerdì, 02 novembre 2007 “Tre anni Shomen, tre anni Yokomen”. Narra la leggenda che questa fu la risposta che Hiroshi Tada, 9° dan e direttore didattico dell'Aikikai d'Italia, diede a un praticante di Aikido che gli chiese cosa doveva fare per imparare l'uso della spada giapponese. Tre anni solo il fendente verticale, dall'alto verso il basso diretto verso la testa dell'avversario, la prima tecnica che si impara nell'uso della spada, e tre anni il solo fendente laterale, sempre dall'alto verso il basso ma questa volta tagliando in diagonale verso il lato della testa dell'avversario, all'altezza delle tempie. Ho sentito questa storia diverse volte, con differenti varianti. In una prima veniva risposto dapprima: “tre anni Shomen”, al termine dei tre anni, il praticante tornava con la stessa domanda e gli veniva allora risposto: “tre anni Yokomen”, con relativo sconforto del malcapitato che lasciava perdere. In un altra si faceva presente che nelle scuole di Kendo, la via della spada giapponese, questa era la prassi, anni e anni fa. E' una storia che mi ha colpito e che ho serbato in memoria finché un giorno, il 29 ottobre di due anni fa, un po' per scherzo e un po' per mettermi alla prova mi sono messo a fare mille fendenti verticali (shomen) con la spada di legno (bokken). Non ero sicuro di riuscire a farne così tanti di fila, ho iniziato e mano a mano che mi avvicinavo alla meta non volevo mollare. Indolenzito a mille mi sono fermato e ho pensato che forse potevo rifarlo, qualche volta magari o solo per un po', così per vedere cosa succedeva. Sono passati due anni, ho cambiato tipo di spada di legno più volte, in genere aumentando peso e lunghezza per rendere più difficile l'esercizio, ora uso uno iaito, una spada vera non affilata che si usa nello studio della Iaido, l'arte di estrarre la spada giapponese dal fodero e contemporaneamente colpire. Mille fendenti al giorno, un esercizio che una volta allenati varia dalla mezz'ora all'ora di tempo, a seconda del ritmo e dell'arma che si usa. “Tre anni Shomen”. Non ho iniziato pensando di fare per tre anni di fila il solo fendente verticale, base della scherma giapponese, ho principiato pensando di provare per un anno, passato l'anno ho continuato, ero migliorato ma non così tanto come speravo, rimanevano parecchie lacune, arrivato ai due anni ho pensato che tanto valeva farne tre. “Tre anni Shomen”. Mille fendenti, tutti i giorni, quando mi andava e quando non mi andava, quando stavo bene e quando stavo male, di notte o di giorno, a casa o fuori, ma sempre mille fendenti. Ora voglio continuare per un altro anno, ovviamente non pensando a cosa farò dopo. Un passo alla volta, così posso vedere dove mettere i piedi, senza lasciarmi sopraffare da imprese troppo impegnative. “Tre anni Shomen, tre anni Yokomen”. D'altronde se funzionava anni e anni fa nel Kendo potrebbe funzionare anche ora. Scritto da pennapiuma |
17:00 | commenti (12)
venerdì, 31 agosto 2007 Mi piace dopo aver scritto gironzolare per blog in cerca di spunti d'interesse e a volte persino d'affinità, mi piace sapere che ce ne sono molti altri che lasciano un segno, nero su bianco. Un segno per chiunque voglia leggere, un segno che qualcuno leggerà. Sa di speranza, moneta rara. ![]() Anche se abbondano faccine, Robe di Kappa e insegne lampeggianti e mi flashano gli occhi. Scritto da pennapiuma |
01:32 | commenti (8)
giovedì, 30 agosto 2007 Mi piace il rumore della pioggia sulla terra, lo scroscio delle gocce che battono come dita su un tamburo e lo sgocciolio delle piante che fa da contrappunto. E' un trapestio di mille passi in marcia confusa coi tuoni a fare da piatti d'orchestra. Il terreno accoglie i rovesci e con la sua mansuetudine ne ottunde la foga, riempiendosi a fondo fino a traboccare. C'è attesa e timore nell'empito di un temporale, i sensi si risvegliano e s'affilano, il respiro si gonfia come una vela presa dal vento. Si è immobili eppure pronti a scattare. La tempesta s'enfia e si distende come un maroso, strozza il respiro e tira il collo al tempo, fino al sospiro finale col cuore ancora al trotto.
Scritto da pennapiuma |
23:58 | commenti (3)
mercoledì, 29 agosto 2007 E' stata una giornata pastosa, come colla sulle dita e farina in bocca, con una punta d'irritazione dove non arrivavo a grattare. E' caldo, umido e la luce sembra offuscata, come una coperta addosso che inizia a dare fastidio e fa venire voglia di scalciarla; anche la pioggerella serale aveva un che di stanca malavoglia. Sarà agosto che finisce e quel senso di fine corsa in sospeso sulla testa. Però a me l'autunno piace, più che all'estate che sgocciola via sempre più in fretta dovrei pensare allora all'autunno e che inizia a salutare da lontano avvicinandosi. Dovrei pensare ai colori pastello dell'autunno, al sole che scalda senza mordere, alle foglie che fanno carnevale e alle belle giornate che sembrano sempre un po' rubate e un po' regalate. Ma sì, sarà un gran bell'autunno.
Scritto da pennapiuma |
00:25 | commenti (5)
lunedì, 27 agosto 2007 Passo e ripasso per vedere se è tornato qualcuno, e non mi decido mai a bussare, o ad aprire uscio e scuri, per annusare cosa è rimasto nell'aria o magari dare una rinfrescata. Scritto da pennapiuma |
16:46 | commenti (3)
martedì, 17 ottobre 2006 Farsi toccare e toccare, dentro. Essere veri, con se stessi e con gli altri, che vuol dire poi semplicemente essere quello che si è; senza levare scudi, per timore. La paura resta, gli scudi no. Scritto da pennapiuma |
22:55 | commenti (22)
lunedì, 16 ottobre 2006 Ho seguito sgomento uno scambio di battute tra un agente della polizia locale e un agente immobiliare, mentre il vigile cercava di dargli una multa il venditore cercava di piazzargli una casa. Si sono separati sorridendo, il vigile però era chiaramente roso dal tarlo del dubbio: non sapeva più se doveva acquistare casa... o venderla. |